Le Masserie

Quando Adriano Bacchella, amico e fotografo con cui pubblico i servizi su Io Donna, mi ha chiesto di scrivere i testi per il libro Masserie, prima di effettuare gli ultimi sopralluoghi, mi sono messa alla ricerca degli appunti di un tempo, conservati in una cassapanca davanti al camino di casa, a Milano. Non avendo una masseria di famiglia…, mi ero limitata, da giornalista, sin dalle prime trasformazioni in “case per ospiti”, a osservare e a raccontare il fenomeno. I quaderni pugliesi avevano una calligrafia tonda e ingenua, e una minuzia di dettagli, dovuta senz’altro al fatto che fossi allora alle prime armi, che mi ha permesso, nella stesura del libro, di recuperare alcuni particolari preziosi: una certa Madonna di cartapesta leccese, i medaglioni smaltati su un letto di ferro battuto, una pagnotta che lievitava tra i guanciali, le volute rotonde del barocchetto di campagna che alleggeriscono la geometria delle torri fortificate.

Scrivo nel libro pubblicato da AdArte (2009) che le masserie di oggi non sono un semplice albergo ma un’esperienza composita fatta di spaesamento, arcaicità ed esaltazione sensoriale, in un contesto rurale e chic che consente, stando in campagna, di vivere il mare. È questo mix campagna–mare (per difendere il latifondo dagli attacchi provenienti dal mare, le fabbriche agricole sorgono nell’immediato entroterra) che ha reso la masseria un modello ricettivo felice. “Noi pugliesi”, scriveva Tommaso Fiore in Un popolo di formiche, “non abbiamo affatto idea di montagna”. A me piace immaginarle così le masserie: contente che non ci siano montagne a definire l’orizzonte, protette solo da oceani di ulivi, un tempo  sventrati per ottenerne legna da ardere.

Dopo i libri sulla Scozia, sulla Sardegna, l’Umbria, l’Abruzzo, la Valle d’Aosta e l’Alto Adige (perché poi proprio a me tutte queste montagne?), il lavoro sulla Puglia è giunto come un richiamo irrinunciabile. Arriva come a ricordarmi che esiste un filo, un centro, la sottile energia di un cordone ombelicale. E che il rapporto con la terra è necessario soprattutto a chi è stato esule o molto in viaggio. A chi, quassù al nord, mi chiede della Puglia, scoperta nei suoi paesi di borotalco e nei musei di campagna privi di capolavori, dico che questa terra cura una patologia del nostro tempo: la deprivazione sensoriale. La consiglio a tutti coloro che devono riconciliarsi con la vita, la natura, gli odori, i sapori, i colori. E con il calore umano: quella capacità di aprirsi al diverso e di aggiungere un posto a tavola che appartiene al solo Mediterraneo orientale. Le masserie sono il posto dove questo accade.

Mariateresa Montaruli

photo by: Adriano Bacchella