Moleskine (2/5)
Dialogo con Maria e Fabio
In un capitolo del suo libro “Le vie dei canti” Chatwin racconta dei taccuini neri sui quali soleva prendere appunti e raccogliere le proprie idee; anche Maria Sebregondi utilizzava quotidianamente dei taccuini francesi con carta bianca e copertina di pelle nera, come quelli dei grandi artisti.
Un prodotto molto personale ma di bassa qualità` e in via di estinzione.
Così si decise di riprodurre il taccuino migliorandone la manifattura, per ottenere un prodotto sofisticato che rispondesse alla tendenza del “nomade moderno” anticipando di anni la moda degli oggetti “storytelling”.
Un manufatto con una forte corrispondenza con gli oggetti nomadi tecnologici del momento, come i palmari e i cellulari; un prodotto che rende esplicito il parallelismo esistente tra il tratto personale scritto e la riproducibilità` e velocità` dello scrivere digitale: due modi diversi ma coesistenti di scrivere la propria storia.
Questo taccuino nero con le pagine bianche porta con se la propria storia e tutte quelle ancora da raccontare, come da parole del presidente Lanzone “È un frammento di letteratura che diventa prodotto”