Il mondo visto dal 7° piano

L’obiettivo è stato chiaro fin dalla prima uscita: immettere nell’ingessato mondo aziendale un flusso di novità creativo e detonante. Bastava leggere l’indice dei contenuti per rendersene conto: storie di uomini, di “free spirits at work”, che si muovono non solo in azienda ma anche fuori, che fanno pausa caffé, che viaggiano, che condividono passioni, esperienze, creatività. Che vivono, insomma, in un mondo che cambia grazie anche al loro contributo.

Il tutto accompagnato da un grafica ricca di citazioni vintage mescolate con elementi tecnologici e suggestioni contemporanee.

Con questo spirito è nato 7thFloor, il primo free press dedicato al mondo Corporate: “Dopo aver passato tanti anni a contatto con le aziende sentivo la necessità di un cambiamento di codici. Mi sono chiesto, ma è possibile che non ci possano essere elementi glamour, di innovazione, di design, di interculturalità in un ambiente così mutevole come è quello aziendale?”, ricorda il fondatore della rivista, Andrea Genovese, manager e imprenditore, con una lunga carriera nel mondo della comunicazione aziendale. “L’idea era buona, l’esperienza c’era, come pure la rete di collaboratori provenienti dai mondi più disparati – writer, sociologi, designer, referenti del mondo accademico e net-workers – e disposti a mettersi in gioco”.

Anche la scelta della formula gratuita (il giornale veniva distribuito direttamente in alcune aziende della grandi città) parlava di innovazione: “Un free press è un oggetto sociale che si muove: lo prendi, lo leggi e lo passi ad altri, oppure puoi portartelo a casa. Insomma, non è tuo, lo condividi e la condivisione di idee e saperi è uno dei punti cardini della filosofia di 7th Floor”.

7thfloor

Così è partita, nel 2007, l’avventura di 7th Floor, subito accolta con estremo interesse dal mondo della comunicazione. Si trattava infatti del primo e unico magazine distribuito direttamente in ambiente Corporate e Business. I dati: in 2 anni di attività, 12 i numeri stampati, 20.000 le copie di tiratura. 1500 i  punti di distribuzione. In quest’arco di tempo il magazine ha raggiunto le scrivanie di 5.000 key manager, 15.000 talenti e innovatori.

Dopo qualche anno di pubblicazione, però, 7thFloor ha dovuto cedere alla non sostenibilità dei costi per un giornale che si reggeva soltanto sul coraggio delle idee e sulla raccolta pubblicitaria.

Ma la sua forza è andata ben oltre la semplice esistenza del prodotto editoriale, tanto è vero che l’eredità lasciata da 7thFloor è tuttora tangibile: oggi quel brand racchiude una corporate community che conta oltre 12.000 iscritti, un social network crossmediale che riunisce esperti del Web 2.0, sociologi e manager dell’innovazione, un esempio da seguire per chi ha voglia di sperimentare il nuovo.

E a sentire il “padre” di 7thFloor, Andrea Genovese, l’avventura non finisce qui, anzi: in autunno la rivista rinascerà, in altra forma, forse sotto altro nome, ma con la medesima vocazione. Quella di “dare voce al mondo che sta cambiando”…

Vai al sito