<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>The Renaissance Link</title>
	<atom:link href="http://www.therenaissancelink.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.therenaissancelink.com</link>
	<description>The Renaissance Link blog</description>
	<lastBuildDate>Wed, 28 Jul 2010 11:08:23 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Il mondo visto dal 7° piano</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/28/il-mondo-visto-dal-7%c2%b0-piano/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/28/il-mondo-visto-dal-7%c2%b0-piano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 09:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nadiaaccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1287</guid>
		<description><![CDATA[Storia di una rivista (gratuita) che ha cambiato il mondo (corporate).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’obiettivo è stato chiaro fin dalla prima uscita: immettere nell’ingessato mondo aziendale un flusso di novità creativo e detonante. Bastava leggere l’indice dei contenuti per rendersene conto: storie di uomini, di “<strong>free spirits at work</strong>”, che si muovono non solo in azienda ma anche fuori, che fanno pausa caffé, che viaggiano, che condividono passioni, esperienze, creatività. Che vivono, insomma, in un mondo che cambia grazie anche al loro contributo.</p>
<p>Il tutto accompagnato da un grafica ricca di citazioni vintage mescolate con elementi tecnologici e suggestioni contemporanee.</p>
<p>Con questo spirito è nato 7thFloor, il primo <strong>free press</strong> dedicato al mondo Corporate: “Dopo aver passato tanti anni a contatto con le aziende sentivo la necessità di un cambiamento di codici. Mi sono chiesto, ma è possibile che non ci possano essere elementi glamour, di innovazione, di design, di interculturalità in un ambiente così mutevole come è quello aziendale?”, ricorda il fondatore della rivista, Andrea Genovese, manager e imprenditore, con una lunga carriera nel mondo della comunicazione aziendale. “L’idea era buona, l’esperienza c’era, come pure la rete di collaboratori provenienti dai mondi più disparati &#8211; writer, sociologi, designer, referenti del mondo accademico e net-workers – e disposti a mettersi in gioco”.</p>
<p>Anche la scelta della<strong> </strong>formula gratuita (il giornale veniva distribuito direttamente in alcune aziende della grandi città) parlava di innovazione: “Un free press è un <strong>oggetto sociale</strong> che si muove: lo prendi, lo leggi e lo passi ad altri, oppure puoi portartelo a casa. Insomma, non è tuo, lo condividi e la condivisione di idee e saperi è uno dei punti cardini della filosofia di 7th Floor”.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.therenaissancelink.com/files/2010/07/7thfloor.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1296" src="http://www.therenaissancelink.com/files/2010/07/7thfloor-216x300.jpg" alt="7thfloor" width="216" height="300" /></a></p>
<p>Così è partita, nel 2007, l’avventura di 7th Floor, subito accolta con estremo interesse dal mondo della comunicazione. Si trattava infatti del <strong>primo e unico </strong><strong>magazine</strong> distribuito direttamente in ambiente Corporate e Business. I dati: in 2 anni di attività, 12 i numeri stampati, 20.000 le copie di tiratura. 1500 i  punti di distribuzione. In quest&#8217;arco di tempo il magazine ha raggiunto le scrivanie di 5.000 key manager, 15.000 talenti e innovatori.</p>
<p>Dopo qualche anno di pubblicazione, però, 7thFloor ha dovuto cedere alla non sostenibilità dei costi per un giornale che si reggeva soltanto sul coraggio delle idee e sulla raccolta pubblicitaria.</p>
<p>Ma la sua forza è andata ben oltre la semplice esistenza del prodotto editoriale, tanto è vero che l’eredità lasciata da 7thFloor è tuttora tangibile: oggi quel brand racchiude una <strong>corporate community</strong> che conta oltre 12.000 iscritti, un social network crossmediale che riunisce esperti del Web 2.0, sociologi e manager dell’innovazione, un esempio da seguire per chi ha voglia di sperimentare il nuovo.</p>
<p>E a sentire il “padre” di 7thFloor, Andrea Genovese, l’avventura non finisce qui, anzi: in autunno la rivista rinascerà, in altra forma, forse sotto altro nome, ma con la medesima vocazione. Quella di “dare voce al mondo che sta cambiando”&#8230;</p>
<p>Vai al <a href="http://www.7thfloor.it/" target="_blank">sito</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/28/il-mondo-visto-dal-7%c2%b0-piano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Antonio Frattini</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/antonio-frattini/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/antonio-frattini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 16:16:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Silvia Bassani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Persone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1276</guid>
		<description><![CDATA[Grazie alla formazione umanistica in Scienze Politiche entra nell&#8217;azienda di famiglia RAF concentrandosi sulle attività di marketing.
Dopo aver seguito personalmente commesse di clienti altamente design-oriented, si appassiona all&#8217;argomento e nel 2008 decide di fondare la Antonio Frattini e intraprendere la sua personale avventura imprenditoriale.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1277" style="margin: 4px" src="http://www.therenaissancelink.com/files/2010/07/M-03_mg_2705.jpg" alt="M-03_mg_2705" width="100" height="100" />Grazie alla formazione umanistica in Scienze Politiche entra nell&#8217;azienda di famiglia RAF concentrandosi sulle attività di marketing.<br />
Dopo aver seguito personalmente commesse di clienti altamente design-oriented, si appassiona all&#8217;argomento e nel 2008 decide di fondare la Antonio Frattini e intraprendere la sua personale avventura imprenditoriale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/antonio-frattini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Antonio Frattini srl</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/antonio-frattini-srl/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/antonio-frattini-srl/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 16:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Silvia Bassani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1274</guid>
		<description><![CDATA[È il 1933 quando, sul lago d’Orta, Antonio Frattini fonda l’omonima azienda di rubinetterie, poi trasformatasi nell’attuale RAF. Forte dell’esperienza produttiva di tre generazioni, dopo 75 anni, il nipote rilancia la sfida di dare il proprio nome ad una nuova realtà, Antonio Frattini srl. Porre al centro la cultura del progetto e il design del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il 1933 quando, sul lago d’Orta, Antonio Frattini fonda l’omonima azienda di rubinetterie, poi trasformatasi nell’attuale RAF. Forte dell’esperienza produttiva di tre generazioni, dopo 75 anni, il nipote rilancia la sfida di dare il proprio nome ad una nuova realtà, Antonio Frattini srl. Porre al centro la cultura del progetto e il design del prodotto è lo spirito che la guida: produrre sistemi di rubinetti, componenti ed accessori per il bagno e la cucina contemporanea,  unendo alla cura della tradizione artigianale, l’innovazione tecnologica della produzione industriale, con particolare attenzione all’acqua come risorsa. Semplicità, originalità ed eleganza delle forme, alta qualità funzionale e costruttiva, prezzo corretto ed accessibile, sono i caratteri distintivi di ogni collezione. Rubinetterie ben disegnate e curate in ogni dettaglio, per il progettista ed il cliente esigente, in grado di qualificare l’ambiente bagno sia dal punto di vista estetico che da quello delle sue performance. La direzione artistica dell’azienda è affidata a Gabriele e Oscar Buratti, che hanno disegnato il nuovo sistema di rubinetteria ORT.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/antonio-frattini-srl/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Dialogo con Antonio</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/il-dialogo-con-antonio/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/il-dialogo-con-antonio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 16:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Silvia Bassani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1281</guid>
		<description><![CDATA[Con il nonno, Antonio condivide non solo il nome ma il coraggio di seguire il proprio sogno a prescindere dalla situazione, infatti entrambi iniziano da zero durante grandi crisi mondiali.
Inoltre la Antonio Frattini usa oggi gli edifici che furono casa e laboratorio del nonno: edifici importanti, come importante era il lavoro portato avanti all’interno e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il nonno, Antonio condivide non solo il nome ma il coraggio di seguire il proprio sogno a prescindere dalla situazione, infatti entrambi iniziano da zero durante grandi crisi mondiali.<br />
Inoltre la Antonio Frattini usa oggi gli edifici che furono casa e laboratorio del nonno: edifici importanti, come importante era il lavoro portato avanti all’interno e tutto quello che si è riuscito a creare intorno ha sempre avuto la stessa impronta di grande qualità.<br />
La scelta consapevole di Antonio è stata quella di ricreare un ambiente di lavoro con la stessa qualità del passato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/il-dialogo-con-antonio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il contesto di Antonio Frattini</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/il-contesto-di-antonio-frattini/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/il-contesto-di-antonio-frattini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 16:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Silvia Bassani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1279</guid>
		<description><![CDATA[Il team col quale affrontare questa nuova avventura, Antonio lo ha trovato lungo la sua strada negli ultimi 10 anni, per lo più hanno lavorato o collaborato con la RAF.
La Antonio Frattini è uno start-up vero e proprio, quindi oggi la squadra è ancora concentrata ad una persona per settore e così gestiscono il quotidiano.
In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il team col quale affrontare questa nuova avventura, Antonio lo ha trovato lungo la sua strada negli ultimi 10 anni, per lo più hanno lavorato o collaborato con la RAF.</p>
<p>La Antonio Frattini è uno start-up vero e proprio, quindi oggi la squadra è ancora concentrata ad una persona per settore e così gestiscono il quotidiano.<br />
In caso di grandi ordini le risorse umane si trovano a San Maurizio: è sempre il paese dei rubinetti!</p>
<p>Nell&#8217;odierna ricerca delle nuove figure per l&#8217;evoluzione aziendale, Antonio considera molto più importante la volontà di crescere costruendo insieme lo sviluppo aziendale, piuttosto che l&#8217;esperienza: &#8220;Se investissi su qualcuno già molto forte, probabilmente avrebbe anche una concezione un po&#8217; vecchia per la nostra realtà&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/15/il-contesto-di-antonio-frattini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Serenella Sferza</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/07/serenella-sferza/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/07/serenella-sferza/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nadiaaccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Persone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1234</guid>
		<description><![CDATA[Pregi e difetti del nostro Paese visti con gli occhi di un'italiana a Boston.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Del nostro Paese apprezza particolarmente il Trentino e l’Alto Adige (“perché lì ci sono interlocutori affidabili”), anche se considera tutta l’Italia un luogo “attraente” sotto molti aspetti; di Milano, città dove è nata, ricorda con particolare affetto gli anni passati alla Statale, dove si è laureata, e il cuore della zona vecchia. E poi c’è naturalmente il Mit e il suo impegno nella creazione di un doppio flusso di “cervelli” fra il nostro Paese e gli Stati Uniti.<br />
Serenella Sferza,<em> </em>co-direttore del Mit-Italy Program, e lecturer al dipartimento di scienze politiche del Massachusetts Institute of Technology, parla del suo lavoro di “ponte” fra talenti nostrani e americani e di come, nonostante viva all’estero da più di vent’anni, si senta ancora una milanese doc.</p>
<p><strong>Dottoressa Sferza, il </strong><img class="alignleft size-full  wp-image-1235" src="http://www.therenaissancelink.com/files/2010/07/photo-sferza.jpg" alt="photo-sferza" width="208" height="224" /><strong>motto del Mit “mens et manus” rimanda all’operosità della bottega rinascimentale: è così?<br />
</strong>In effetti sì: quello che si cerca di trasmettere ai nostri studenti è soprattutto una formazione che li educhi all’applicazione pratica delle competenze. E l’operosità e la spinta a cimentarsi in sfide sempre nuove è una caratteristica fondamentale di chi arriva al Mit.<strong> </strong>Attualmente stiamo lavorando per attaccare al motto tradizionale anche la parola &#8220;mundus&#8221;, vale a dire che vorremmo mandare di più i nostri studenti in giro per gli altri paesi del mondo.</p>
<p><strong>Lei è co-direttore, insieme a Carlo Ratti, del Mit Italy Program, ci descrive in che cosa consiste il suo lavoro?<br />
</strong>Fondamentalmente è un lavoro di ponte fra i due Paesi, che ha come obiettivo portare quello che c’è di meglio al Mit in Italia e viceversa<strong>. </strong>Negli ultimi anni abbiamo avviato diverse collaborazioni con svariati esponenti dell’eccellenza italiana nel settore della ricerca accademica,­ come il Politecnico di Milano e il Politecnico Torino,­ ma anche dell’impresa­ (Ferrari ed Enel), della gestione territoriale­ (Trentino Sviluppo)­ e dell’innovazione ­(Agenzia Innovazione). Uno degli ultimi esperimenti che abbiamo fatto è stato mandare alcuni studenti del Mit a tenere delle lezioni, in inglese ovviamente, nei licei italiani. Lo scambio ha funzionato bene e abbiamo in programma di ripeterlo, perché è importantissimo mettere nuova linfa nel sistema di istruzione italiano, ancora troppo tradizionalista e rinchiuso in se stesso.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>A proposito, di recente è uscito un articolo sul <em>Corriere della Sera</em> dal tit</strong><strong>olo “Perché il merito da noi non vince”, in cui si imputava il fallimento della meritocrazia alla nostra tradizione accademica, troppo elitaria e talvolta scadente, e a que</strong><strong>l  “familismo” che sconfina spesso nel baronato. Che cosa ne pensa?<br />
</strong>Beh, vivendolo in prima persona tutti i giorni posso dire che il sistema americano, per come è concepito, offre maggiori opportunità ai giovani, anche stranieri, poiché punta maggiormente sul valore della persona e sulle sue capacità. In Italia, invece, esiste ancora quel sistema clientelistico e<strong> </strong>gerontocratico che uccide la meritocrazia e frena la creatività e l’innovazione. Detto questo, però, gli studenti italiani che vengono a fare ricerca al Mit sono molto preparati, a riprova che il sistema di istruzione è molto valido, sebbene tenda ancora a valorizzare la teoria sulla pratica, la mens sulla manus.</p>
<p><strong>Lei che ci guarda da lontano, ma con occhi in parte ancora italiani, quali ostacoli vede all’innovazione, allo sviluppo e a un nuovo Rinascimentoo? E quali, invece, gli elementi su cui bisognerebbe puntare?</strong><br />
Ci sono alcuni ostacoli oggettivi, come la mancanza di tecnologia avanzata e di servizi. Inoltre, se si escludono poche grandi aziende, come Barilla, Luxottica, Ferrero, Enel, Eni, Fiat, Finmeccanica e Techint, c’è una scarsa presenza di altre realtà italiane sulla scena internazionale. Quindi bisognerebbe spingere maggiormente  le piccole e medie aziende ad allargare lo sguardo e a sperimentare un raggio di azione molto più internazionalizzato. D’altra parte, esistono esempi di eccellenza e di coraggio in Italia: penso alla scuola superiore di Catania, all’ospedale oncologico di Cagliari, il primo ad aver applicato la crioterapia per l’asportazione dei tumori, all’azienda di Brunello Cucinelli con il suo straordinario lavoro di recupero ambientale a Solomeo e anche alle tante aziende che gravitano intorno a Renaissance Link, con le quali ci piacerebbe aprire un interscambio proficuo.</p>
<p><strong>Quindi il coraggio non manca&#8230;</strong><br />
Non manca ma non ce n’è abbastanza: molte aziende italiane sono poco disposte a rischiare portando all&#8217;interno delle loro strutture menti straniere; dall&#8217;altra c&#8217;è ancora una scarsa informazione sulle enormi possibilità che questi scambi tra “cervelli” possono offrire. Allora, per dirla con le parole dell’economista Lester Thurow, particolarmente condivise da chi opera al Mit, meglio darsi la possibilità di “cadere in avanti” che rimanere saldi ma fermi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/07/serenella-sferza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Hub</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/02/lo-spazio-del-business-etico/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/02/lo-spazio-del-business-etico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 10:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nadiaaccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1215</guid>
		<description><![CDATA[Si occupa di promuovere l'imprenditoria sociale, con l'obiettivo di produrre benessere diffuso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si entra al numero 8 di via Paolo Sarpi è facile perdere le coordinate geografiche: si può essere nello stesso tempo a Stoccolma, Berlino, Amsterdam come a San Paolo o a Mumbay. Perché in questo luogo situato nel cuore del quartiere cinese, a Milano, non ci sono barriere fisiche né simboliche e tutto parla di innovazione, internazionalità e condivisione.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.therenaissancelink.com/files/2010/07/salanuvole.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1216" src="http://www.therenaissancelink.com/files/2010/07/salanuvole.png" alt="salanuvole" width="315" height="209" /></a></p>
<p>La filosofia che anima il primo <em>The Hub</em> italiano, l’incubatore di progetti inaugurato all&#8217;inizio dell&#8217;anno, si può racchiudere in questa frase: dare <strong>SPAZ</strong><strong>IO</strong> alle<strong> PERSONE</strong> che hanno <strong>IDEE</strong>, come conferma Alberto Masetti Zannini, uno dei tre soci fondatori (ma loro preferiscono definirsi “hosts” perché &#8211; dicono &#8211; &#8220;esattamente come gli osti mesciamo il vino per il cervello”) insieme a Nicolò Borghi e a Federica Scaringella. &#8220;Il nostro obiettivo è ambizioso e complesso ma possibile: promuovere l’imprenditoria sociale, ovvero quella zona grigia che sta fra il profit e no profit, i cui tratti distintivi sono la sostenibilità, l’innovazione, la contaminazione fra saperi e settori&#8221;.</p>
<p>Certo, per diventare membri di questo rivoluzionario <strong>circolo creativo</strong> non basta avere un’idea qualunque: serve un progetto che produca benessere sociale, nuovi servizi e valore diffuso, con un’etica di fondo che non miri esclusivamente al profitto. A questa idea iniziale <em>The Hub</em> aggiunge un valore incrementale: lo scambio e l’interconnessione tra conoscenze e talenti, un team di facilitatori, il know-how per reperire capitali finanziari.</p>
<p>Insomma, non solo un luogo fisico che offre postazioni di lavoro in un habitat d’ispirazione (lo spazio, che da solo vale la visita, è stato concepito da <em>Controprogetto</em> e arredato con materiali di recupero e scarti di lavorazione rigenerati e ricomposti) ma anche e soprattutto un <strong>terreno fertile</strong> per avere accesso a conoscenze, esperienze, opportunità di mercato, talento interdisciplinare e capitale finanziario, che sono normalmente preclusi agli innovatori sociali.</p>
<p>Il primo <em>Hub</em> è nato a Londra poco più di 4 anni fa e si è diffuso in 20 città del mondo, su 5 continenti. Oggi il network conta oltre 5.000 membri che hanno sviluppato migliaia di progetti per un mondo migliore. L’esperienza milanese mantiene, com’è nella filosofia del progetto inziale, forti <strong>legami con il territorio</strong> e con le eccellenze locali (moda, design, comunicazione e finanza), così come i prossimi <em>Hub</em> in fase di apertura (uno a Roma, l’altro a Rovereto) privilegeranno le peculiarità del contesto: media e comunicazione nella capitale, sostenibilità ambientale e cultura a Rovereto.</p>
<p>Maggiori informazioni sul <a href="http://milan.the-hub.net/public/" target="_blank">sito</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/07/02/lo-spazio-del-business-etico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Spostamenti paralleli</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/06/30/spostamenti-paralleli/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/06/30/spostamenti-paralleli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 09:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Giorgia Mauri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1207</guid>
		<description><![CDATA[Massimo Siragusa visto da Denis Curti, direttore di Contrasto, Milano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Mi avvicino ai luoghi con il desiderio di vivere lo spazio che mi circonda. Devo sentirmi parte della stessa</p>
<p>dimensione.” È così che Massimo Siragusa esordisce parlando del suo lavoro. Ed è vero.</p>
<p>C’è un andamento ondivago in queste fotografie. È lo stesso movimento del territorio indagato.</p>
<p>Il rumore si alterna al silenzio. La luce accecante si stende piatta per poi impennarsi nelle pieghe</p>
<p>più nascoste di un luogo conosciuto eppure misterioso.</p>
<p>È questo il ritmo incalzante del susseguirsi di scatti mirati, studiati e progettati. L’idea guida, il filo rosso,</p>
<p>è l’attraversamento. Un andare incontro alla realtà, sapendo che la fotografia è sempre l’interpretazione</p>
<p>di un soggetto. Case, strade, scuole, svincoli, grandi magazzini, campagne aperte sono le variabili casuali</p>
<p>che si possono legare attraverso uno sguardo che si fa via via sempre più coerente, fino ad assomigliare</p>
<p>al contesto generale: imprendibile.</p>
<p>Tra gli obiettivi di Massimo Siragusa, c’è il desiderio di cogliere quel mutamento. Una priorità rivestita</p>
<p>con trame delicate, dette a bassa voce. Non registra eventi eccezionali, ma la consuetudine.</p>
<p>Vi distingue i valori di possibilità e di probabilità. Trova un automatismo e da quello estrapola un anello</p>
<p>della concatenazione causa-effetto. Quello su cui, spesso, la nostra cognizione glissa e che qui, invece, viene</p>
<p>esplicitato. Approfondisce il riflesso dell’inconscio, riesuma elementi costanti, trascurati:</p>
<p>per esempio la sua proiezione onirica o la sua idea dell’essere senza età, senza misura, senza altezza.</p>
<p>Quasi trasparente interpreta con quella evanescenza anche se stesso, senza chiedere ad altri di recitare</p>
<p>o di fingere alcunché.</p>
<p>Siragusa è spudoratamente frontale. Arretra quel tanto che lasci respiro ad un ragionamento trasversale:</p>
<p>una statistica intuitiva. Entra in un vivaio dove una variabile aleatoria ordina la distribuzione e il numero</p>
<p>delle piante, delle case, delle villette a schiera. È affascinato da come queste entità siano soggette</p>
<p>a disposizioni dettate da una regola che passa dall’ordine al disordine senza soluzione di continuità.</p>
<p>Questo è un territorio dove tutto appare concentrato, allineato secondo un sistema di stoccaggio che si fa</p>
<p>fatica a cogliere e la dominante cromatica non si spegne nella serialità. Le piante, il verde, la natura</p>
<p>rimangono intrappolate nella loro stasi incosciente, quasi a rappresentare la loro impossibilità di orientare</p>
<p>lo spazio e la fotografia fissa un tempo e lascia che le immagini mostrino l’indecifrabile.</p>
<p>Denis Curti</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/06/30/spostamenti-paralleli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Taccuino di Stefano Petrucci</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/06/30/il-taccuino-di-stefano-petrucci/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/06/30/il-taccuino-di-stefano-petrucci/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 07:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Giorgia Mauri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1196</guid>
		<description><![CDATA[Uno straordinario diario artigianale che testimonia, nella forma e nei contenuti, l’essenza creativa del Mediterraneo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1203" src="http://www.therenaissancelink.com/files/2010/06/taccuino_mediterraneo-web1-300x235.jpg" alt="taccuino_mediterraneo-web" width="210" height="165" />L’idea è nata di mercoledì, giorno della settimana dedicato al consueto “caffé con gli amici”: l’incontro con uno dei rarissimi maestri cartai, che utilizzano ancora la <strong>carta artigianale </strong>realizzata con metodi naturali, ha convinto Stefano Petrucci a dare finalmente vita al suo Taccuino. In realtà il progetto esisteva da tempo nella mente di questo 43enne pugliese: ex manager, ex editore, ex imprenditore, marito di Silvia e padre di Sara, che negli ultimi anni ha deciso di sposare un’esistenza più “lenta, autentica e sostenibile” impegnandosi nella valorizzazione del Sud con il suo manoscritto “Comunicare Mediterraneo”.</p>
<p>I contenuti esistevano già, mancava il mezzo e, come spiega lo stesso Petrucci, “è stata la parola che ha scelto il supporto”. Quindi, carta interamente ottenuta da piante mediterranee, colorata con pigmenti naturali locali (anche con la bauxite di Otranto) e con alcune inconfondibili essenze (ricavate con metodi del Settecento) che rendono lo scorrere delle pagine una stupefacente passeggiata negli odori della macchia mediterranea.</p>
<p>A metà strada fra un <strong>blog emotivo </strong>e un’opera d’arte, il Taccuino racchiude &#8211; alternando parole a stimoli tattili &#8211; l’essenza del Sud, con il suo andamento lento scolpito nei gesti e nei volti della gente, la ricchezza generata dal suo essere zona di confine, l’enorme giacimento di culture, tradizioni  e un profondo umanesimo da cui attingere per rilanciare un nuovo modo di comunicare.</p>
<p>A pochi giorni dalla sua nascita, il Taccuino è stato voluto alla Red 03 Gallery di Barcellona, per la mostra “Esaltamente” che si è tenuta dal 28 maggio al 10 giugno.</p>
<p>Il prossimo passo sarà quello di far incontrare tutti i possessori del Taccuino (50 copie uniche distribuite via internet), dove ciascuno contribuirà a riempire le pagine volutamente lasciate bianche dall&#8217;autore con idee e riflessioni, esposte attraverso differenti chiavi sensoriali (segni, colori, testi, superfici, odori). Un modo per condividere, incrociare, depositare le diverse visioni sul Mediterraneo, composite come l&#8217;anima stessa del Sud.</p>
<p>Il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=NTYM_nM-LGA&amp;feature=player_embedded#!" target="_blank">video</a> del Taccuino</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/06/30/il-taccuino-di-stefano-petrucci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Raffaella Guidobono</title>
		<link>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/06/23/raffaella-guidobono/</link>
		<comments>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/06/23/raffaella-guidobono/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 13:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nadiaaccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Persone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.therenaissancelink.com/?p=1189</guid>
		<description><![CDATA[Curatore indipendente e art/design advisor, ha fatto del nomadismo il suo stile di vita e della “non linearità” una scelta creativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro che sfoglia quasi ogni giorno da due mesi è “The Interrogative Mood” di Padget Powell: 164 irresistibili pagine piene soltanto di domande. “Perché” – dice –“le domande sono necessarie per evolvere, come il confronto”.<br />
Le piacciono le <strong>città scomode ma necessarie</strong> come Palermo, Istanbul, Venezia, Bogotà, Mumbai, Città del Messico. E quest’anno ha in programma di andare a vedere che cosa succede a Seoul e a Florianopolis per soddisfare la sua <strong>ambizione di ubiquità</strong>.<br />
Curatrice di diverse mostre, ha ideato il progetto itinerante <em>Detour</em> per Moleskine: artisti di tutto il mondo sono chiamati a lasciare sul famoso taccuino la loro traccia e la loro visione del presente e del futuro.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1190" src="http://www.therenaissancelink.com/files/2010/06/Raffaella-Guidobono-_-AKA-.jpg" alt="Raffaella Guidobono _ AKA" width="173" height="125" /></strong></p>
<p><strong>Da dove trae l’ispirazione per il suo lavoro?</strong><br />
A parte i siti cult Core77 e di recente Design Observer, il blog di Tavi Gevinson e BoF di Imran Amed, potenzialmente da tutto: colgo segnali dal cinema, il teatro, la moda per strada e la gente che aspetta in aeroporto. Si capiscono molte cose osservando chi sta per intraprendere un viaggio&#8230;</p>
<p><strong>A proposito di viaggio, la</strong><strong> </strong><strong>prossima tappa di Detour, il progetto itinerante che ha ideato per Moleskine, riguarda Venezia, e sarà presentato come evento collaterale alla Biennale 20</strong><strong>10. Ce ne racconta lo spirito?</strong><br />
I taccuini sono un modo per fissare la memoria, sottraendola all’accelerazione cui siamo sottoposti. Ma anche un esercizio di stile e un contenitore di idee, talvolta visionarie. Così è successo per “Detour/Mapping Contemporary Venice”, che sarà presentata il prossimo 25 agosto.  Una selezione di 10 architetti, un artista, un antropologo e un designer sono stati invitati a delineare un passaggio concettuale verso i possibili futuri di Venezia, incoraggiando un confronto tra sviluppo economico e innovazione sostenibile. Accanto a JDS, Aranda/Lasch, Giuseppe Amato, 5+1AAA ho selezionato borsisti, dottorandi in design per tracciare percorsi multimediali e un’idea di presente tra molteplici destini di Venezia. Il senso complessivo del progetto sta nel progresso attuale dei saperi e della tecnologia, in una sorta di prospettiva neo-umanistica ma proiettata nel futuro.</p>
<p><strong>Qual è la chiave per coltivare la bellezza e il talento?</strong><br />
Scegliere di intraprendere percorsi non lineari e coltivare il gusto per la trasversalità: per esempio, nell’ambito del progetto <em>Nautoscopio</em> per la città di Palermo, abbiamo lanciato un web tv transdisciplinare con interviste a personaggi siciliani e in transito dalla Sicilia, che contiene video di surf, skate, snow mescolati a lezioni di cucina siciliana. Io amo la trasversalità, infatti non mi perdo i momenti di innovazione interdisciplinare, primo fra tutti <em>Meet The Media Guru</em> di Maria Grazia Mattei, <em>7thfloor</em> di Andrea Genovese e <em>Frontier of Interaction</em> di Gianfranco Chicco.</p>
<p><strong>Un negozio da non perdere?</strong><br />
La città dei libri usati Hay-on-Wye in Galles ma anche Shakespeare&amp;Co. a Parigi.<strong></strong></p>
<p><strong>Un film che non si può non vedere?</strong><br />
<em>Scandalo a Filadelfia</em>. Lo trovo di una modernità assoluta, visto attraverso l’occhio raffinato di un regista come George Cukor, che non manca di inserire un<strong></strong>a sottile nota di cinismo dietro l’eccentricità delle classi<strong></strong> alto-borghesi degli anni ‘40.</p>
<p><strong>Un libro? Anche un paio&#8230;</strong><br />
<em>L&#8217;uomo artigiano</em> di Richard Sennet e l&#8217;ultimo dell&#8217;indiano Altaf  Tyrewala <em>Nessun dio in vista</em>.</p>
<p><strong>Anche la musica è una straordinaria fucina di ispirazione. Ci segnala qualcosa che l’ha colpita?</strong><br />
La band che più mi ha sorpreso alla riapertura del Teatro Garibaldi per il 150° anniversario si chiama In-stabile Dis/accordo, con musicisti strepitosi tra cui Gianni Gebbia. E poi adoro i documentari “World Music&#8221; di Angeliki Aristomenopoulou che spazia dal Rajastan alla scena musicale contemporanea di Istanbul alla samba, a Kreuzberg con la scena hip-hop degli immigrati turchi in Germania.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.therenaissancelink.com/blog/2010/06/23/raffaella-guidobono/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
